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Backgammon è una parola che indica un gioco per due giocatori. Il Bianco e il Nero, ognuno dei quali inizia con i suoi 15 pezzi o pedine nella posizione riportata nel diagramma sottostante e li sposta rispettivamente in senso orario o antiorario in base al risultato ottenuto dal lancio di due dadi, con il vincitore che è il primo a portare tutte le sue pedine oltre il punto d'inizio dell'avversario.
La parola in se stessa significa gioco indietro, presumibilmente perchè le probabilità di vittoria dipendono da quanto è rimasto indietro l'avversario oppure, in modo meno credibile, perchè i pezzi, una volta presi, vengono portati indietro (Skeats Etymological Dictionary of the English Language). La parola è apparsa per la prima volta nel Cotgraves English-French Dictionary nel 1611 e successivamente in una lettera datata 1645 nella forma baggamon, che potrebbe rappresentare la pronuncia sporca caratteristica del modo strascicato di parlare della classe agiata.
Tuttavia, il termine Backgammon ha un campo di applicazione molto vasto, sia nello spazio che nel tempo.
Geograficamente, viene genericamente applicato a qualsiasi gioco simile giocato in paesi di lingua diversa da quella inglese. Tutti questi giochi utilizzano la tavola a 12 punte sopra riportata, ma presentano un'ampia varietà di caratteristiche diverse. Alcuni giochi utilizzano tre dadi invece di due; alcuni hanno posizioni di apertura diverse; alcuni prevedono che i giocatori muovano le pedine nella stessa direzione anzich in direzioni opposte; alcuni prevedono un diverso tipo di vittoria e così via.
Storicamente il nome Backgammon è stato applicato retrospettivamente al suo immediato predecessore, registrato in Inghilterra come Tables tra il XIV ed il XVII secolo e prima ancora con il nome latino Tabula da cui deriva il nome inglese Tables. Tables, tuttavia è un termine generico che viene utilizzato per una serie di giochi leggermente diversi uno dall'altro come Irish, Doublet, Fayles e molti altri. La sua sostituzione con il Backgammon, avvenuta nel XVII secolo, riflette molto probabilmente l'aumento di popolarità della forma di gioco che ci è più familiare, che può essere fatta risalire al suo precursore più semplice registrato nel XIII secolo in Spagna con il nome di Todas Tablas.
In modo ancora più diffuso il nome Backgammon tende ad essere utilizzato per l'intera famiglia di giochi simili presenti in molte delle civiltà più antiche risalenti alla notte dei tempi. In realtà sarebbe preferibile fare riferimento a questa famiglia di giochi con il nome di Tables, che è molto più generico ed appare per esempio come Tavli in greco, Tauli in arabo, Tavole in italiano, Tafl in scandinavo, Tawl (-bwrdd) in gallese e così via. Purtroppo l'argomento potrebbe rivelarsi noioso e non insisteremo su questo.
Pertanto, quando parliamo della storia del Backgammon, intendiamo la storia completa del Tables e non solo il tipo specifico che viene giocato nel mondo di lingua inglese. Anche parlando della famiglia come Tables significa adottare una posizione eurocentrica, dato che giochi simili e probabilmente ancestrali sono stati giocati ampiamente e indipendentemente in tutta l'Asia.
Dato questo ampio spettro di applicazioni, dovremmo porre attenzione sugli aspetti che questi giochi hanno in comune, raggruppandoli e definendo una famiglia da confrontare e porre in contrasto con altre categorie di giochi da tavolo.
Il backgammon, nel senso più vasto della parola è un gioco di competizione. Si tratta di un gioco di competizione per il fatto che due o più giocatori spostano ognuno uno o più pezzi personali dalla partenza alla casa, in base al lancio di due generatori di numeri casuali come i dadi. I giochi di corsa più semplici sono quelli in cui ogni giocatore muove un solo pezzo, come ad esempio Snakes and Ladders (Scale e serpenti), noto negli Stati Uniti con il nome di Chutes and Ladders (Scivoli e scale). Il fatto di avere un solo pezzo da muovere non lascia possibilità di scelta durante il gioco, pertanto non è possibile mettere in atto alcun tipo di strategia; questi sono giochi di pura fortuna.
In un gruppo di giochi di competizione più avanzati , rappresentato dai giochi indiani Chaupar e Pachisi, e dalla loro più recente trasformazione in Ludo (UK) e Parcheesi (USA), ogni giocatore deve muovere quattro pezzi e per la maggior parte delle situazioni ha ampia libertà di decidere come applicare il numero ottenuto dal lancio dei dadi. Questo introduce l'elemento rappresentato da abilità e strategia, che nel gioco indiano originale è incrementato dal fatto che si gioca in quattro suddivisi in due coppie di giocatori, sebbene ognuno sposti solo i suoi pezzi personali.
Nella famiglia del Backgammon o Tables il numero di pezzi viene aumentato ad almeno 15 per ogni giocatore (in alcuni tipi anche di più) ed il numero di dadi passa da due a tre. Questo rende ancora più importante il fattore abilità, portandolo a superare il fattore fortuna, anche se non al livello dei giochi da tavolo astratti senza dadi come gli scacchi e il go. La storia secolare e la popolarità praticamente mondiale di questo tipo di gioco sono pertanto dovute a ciò che viene spesso definito come un perfetto equilibrio tra fortuna ed abilità, che a sua volta lo rende attraente agli occhi dei giocatori d'azzardo che amano essere in grado di esercitare il controllo sul risultato della loro giocata ed allo stesso tempo ottenere il massimo per poter vivere della loro passione.
Recentemente sono state portate alla luce importanti prove a supporto del sospetto che i giochi di questo tipo risalgano a migliaia di anni fa. Certamente è noto che un antenato del Backgammon, o perlomeno un suo predecessore, veniva giocato nel periodo romano dell'antichità classica. Tuttavia, se il Backgammon moderno derivi secondo una linea ininterrotta da questo antenato o rappresenti invece lo sviluppo di un gioco persiano conosciuto con il nome di Nard, rimane una questione irrisolta.
Un utile schema di lavoro per questa indagine storica è quello suggerito da Willard Fiske nel suo libro incompleto intitolato in modo fuorviante Chess in Iceland, ossia Scacchi in Islanda (Firenze, 1905). Fiske distingue tre periodi di sviluppo, a cui, nel mio libro Oxford History of Board Games (Oxford, 1999) ho aggiunto un quarto periodo precedente, che copre le varietà classiche e preistoriche, dando luogo allo schema seguente:
Il più antico set per il gioco da tavolo mai scoperto è costituito da una tavola con 20 quadrati, alcuni decorati con rosette, disposti in tre file orizzontali in cui la fila centrale contiene otto quadrati mentre le altre ne contengono rispettivamente quattro su un lato e due sull'altro. Ogni giocatore spostava sette pezzi in base al risultato ottenuto con il lancio di tre dadi tetraedrici (piramidali). Questa tavola fu scoperta nella tomba reale di Ur (circa 105 miglia a nord di Bassora) da Sir Leonard Woolley nel 1926-1927.
Una tavola simile a quella di Ur, nota come il Gioco del venti dal numero di quadrati che contiene, si trova spesso sulle scatole dei giochi da tavolo egiziani, che riportano in genere sull'altro lato il gioco più noto del Senet. Questo gioco era conosciuto in Babilonia da circa la metà del secondo millennio prima di Cristo, con esempi successivi in Mesopotamia e Iran. Ogni giocatore aveva cinque pezzi, li metteva in gioco partendo dal lato singolo del braccio con l'obiettivo di portarli sui quattro quadrati presenti su entrambi i lati del campo opposto, rimuovendoli in questo modo dal gioco.
Senet è stato giocato in tutto il periodo della storia dinastica d'Egitto, dal XXX al IV secolo prima di Cristo. La tavola era costituita da 30 quadrati distribuiti in tre file di dieci ed il numero di pezzi per giocatore variava da cinque a sette, ed infine si è stabilizzato su cinque durante il Nuovo regno (secondo millennio prima di Cristo).
Sono stati trovati diversi resti di giochi probabilmente ancora più antichi che si giocavano spostando dei pioli lungo 58 fori praticati in modo bilaterale e simmetrico sulla tavola, simile a quella del Cribbage ma decorata artisticamente con diverse forme come scudi, asce, palme e così via. variamente conosciuto, in base alla forma della tavola o dei suoi pezzi, come Gioco dello scudo, Gioco della palma o Gioco dei cani (segugi) e degli sciacalli.
Grammai è considerato il più probabile precursore greco del Tables. I giochi dell'antica Grecia sono poco conosciuti, ma Murray, (nel suo libro A History of Board Games Other than Chess, Oxford, 1953) conclude a ragion veduta che i giochi da tavolo dell'antica Grecia e di Roma sono associati ai più antichi giochi di Egitto, Ur e Palestina che hanno successivamente raggiunto la Grecia attraverso le isole del Mediterraneo. Del gioco indicato con il nome Grammai (che significa linee tracciate su una superficie), successivamente chiamato Diagrammismos, sebbene sia stato spesso menzionato nella letteratura greca, non esiste una descrizione adeguata , fatta eccezione per un disegno poco convincente inciso sul retro di uno specchio di metallo. Tutto quello che mostra è una tavola su cui sono incise dodici linee parallele ad angolo retto, ma senza toccarlo, con il lato più lungo della tavola. Non appaiono dadi e nemmeno pedine, sebbene uno dei giocatori abbia la mano alzata come se fosse sul punto di lanciare i dadi. Su una tavola del genere sarebbe stato sicuramente possibile giocare ad una specie di Backgammon, ma questo è tutto ciò che possiamo dire su quell'antico gioco. Comunque, quasi sicuramente il Grammai era collegato ai giochi che lo seguirono.
Questo gioco, l'equivalente romano del Backgammon, veniva giocato durante il periodo dell'Impero romano fino, ed oltre, l'inizio dell'era cristiana ed ha lasciato molte tracce di manufatti, per la maggior parte costituiti da dadi cubici e tavole incise su superfici dure, anche se i ritrovamenti di pedine sono stati molto rari. noto che ogni lato aveva 15 pedine, come nel Backgammon moderno, e che venivano lanciati tre dadi come in molte altre variazioni del Tables. La differenza principale, comunque, consiste nel fatto che questo gioco veniva giocato su tre righe di 12 spazi. In questo senso differisce da tutti i moderni membri della famiglia, ma appare essere come l'apice logico di un'intera serie di giochi antichi che si giocavano su tre righe di diversa lunghezza, tornando direttamente al gioco egiziano di trenta quadrati (probabilmente estesi a trentasei in alcune versioni?) ed in un certo senso al Gioco reale di Ur.
Ad un certo punto, attorno al periodo iniziale dell'era cristiana, i romani inventarono o incontrarono un'apparente variazione del Duodecim Scripta, ottenuta riducendo da tre a due il numero di righe, mantenendo la loro lunghezza di dodici spazi, e producendo in questo modo un gioco sostanzialmente simile al Backgammon, se non addirittura praticamente identico. Questo nuovo gioco divenne popolare nel I secolo DC essendo il gioco preferito dell'imperatore Claudio (r.41-54). Così fanatica era la sua devozione per i dadi, dice Svetonio nel suo Vite dei dodici Cesari che pubblicò persino un libro sull'argomento ed era solito giocare anche quando guidava il suo carro, con una tavola speciale applicata in modo da evitare che si rovesciasse.
Tabula è anche il gioco che fu responsabile della mania per il gioco d'azzardo che travolse Roma prima che fosse dichiarato illegale sotto la Repubblica. La multa per chi veniva scoperto a giocare d'azzardo, fatta eccezione per il periodo delle Saturnalia, era quattro volte la posta in gioco, anche se questa legge fu applicata solo saltuariamente.
La parola utilizzata da Svetonio per indicare il gioco è Alea, che significa semplicemente dado. Questa rimase la parola latina utilizzata nel primo medioevo, ma nel linguaggio comune divenne ben presto Tabula, che praticamente significa una superficie piana e, per estensione, la tavola di un gioco da tavolo. Con questo nome arrivò a Bisanzio e da qui entrò in Grecia con il nome di Table (due sillabe) da cui derivarono il nome in greco moderno Tavli e tutte le variazioni della parola nelle varie lingue europee. Il Table è il soggetto di quattro epigrammi di Agatia di Mirrina, uno dei quali riguarda un'imbarazzante posizione in cui si trovò l'imperatore bizantino Zeno (r.475-481). Il punto di imbarazzo è tuttavia considerevolmente ridotto se assumiamo che il gioco si svolgeva in senso contrario (con i giocatori che muovevano in direzioni opposte, come nel Backgammon moderno) anzich in parallelo (seguendo la stessa direzione dall'inizio alla casa), come sembra essere in questo caso. Rimaniamo con il dubbio se il Duodecima Scripta fosse un gioco parallelo o contrario.
Questo ci porta ad un periodo che, per quanto accadde in Europa, fu comprensibilmente definito l'Era oscura. Si tratta di un periodo in cui si verificarono una enorme quantità di eventi storici causati dalla migrazione delle popolazioni e dai cambiamenti nella lingua, ma di cui poco è stato scritto, rendendo difficile seguire molti rami della storia culturale ed in particolare del gioco. Sant'Isidoro di Siviglia (c.560636) menziona alcuni di questi giochi, utilizzando il vecchio nome Alea, nel suo lavoro enciclopedico Origines, suggerendo che non era morto completamente. Ma a questo punto la tradizione del backgammon dell'era oscura europea stava per essere rigenerata da quella della più illuminata civilizzazione dell'Islam.
Il contributo islamico ai giochi europei del Tables fu il gioco persiano Nard. Il moderno gioco iraniano, ancora praticato sotto questo nome, è praticamente identico al Backgammon anglo-americano o internazionale, anche se è difficile credere che il gioco originale veniva giocato esattamente nello stesso modo. Tutti i giochi si evolvono ed un meccanismo significativo dell'evoluzione del gioco è rappresentato dalla continua interazione delle idee di gioco (ludemes) per mezzo di interscambi tra le diverse culture.
Il nome del gioco comparve per la prima volta nel Talmud babilonese (300-500 DC) nella sua forma estesa Nardshir. Nard indica un blocco cilindrico di legno, mentre shir significa leone, suggerendo una possibile origine del nome dal disegno dei pezzi utilizzati per il gioco. Per la prima volta comparve nella sua forma abbreviata nel romanzo del Medio persiano intitolato "Chatrang-Namak" (L'invenzione degli scacchi), una storia persiana del VII secolo realizzata per spiegare come gli scacchi hanno raggiunto la Persia partendo dall'India.
Dewasaram, un grande (ma immaginario, o perlomeno non identificato) raja indiano, manda il suo visir Takhtaritus da Nushirwan, il cosiddetto Shahanshah (cioè, il re dei re) di Persia (531-578), recando in dono molte ricchezze tra cui una scacchiera con i pezzi in smeraldo e rubino. Tutte queste ricchezze sono per Nushirwan, però egli dovrà essere in grado di spiegare la natura e l'utilizzo della scacchiera. In caso contrario, Nushirwan non merita i titoli di grandezza che egli proclama per se stesso, deve restituire le ricchezze oltre agli interessi e pagare i costi dello scambio. Essendo gli scacchi allora sconosciuti in Persia, Nushirwan, è a dir poco imbarazzato. Fortunatamente il problema viene risolto dal saggio Wajurgmihr, che non solo realizza che questa specie di chatrang è un gioco di guerra, ma deduce anche lo scopo del gioco ed il movimento dei pezzi, oltre a dimostrare la sua abilità battendo Takhtaritus dodici volte di fila. E come se non fosse abbastanza, egli realizza un gioco completamente nuovo chiamato Nard, l'equivalente del Backgammon, e per conto di Nushirwan lo porta alla corte di Dewasarm con la stessa sfida. inutile dire che nessuno in India riesce a dedurre le regole del gioco. Di conseguenza, Wajurgmihr ricevette da Dewasarm due volte il tributo e il guadagno e ritornò in Iran in buona salute e con tanti onori.
Se questa storia (ripetuta con variazioni in un Libro dei re arabo dell'XI secolo) stabilisce come minimo delle credenziali letterarie per le origini persiane del Backgammon, queste sono ulteriormente rafforzate da alcuni recenti ritrovamenti archeologici provenienti da Jiroft nel sud-est dell'Iran. Tali ritrovamenti comprendono un tavolino il cui piano è costituito da una tavola da gioco con tre righe parallele e dodici celle di gioco circolari formate dalle spire di quattro serpenti. Uno spazio vuoto al centro, dividendo la traccia in due ali, fornisce all'intero gioco l'aspetto del Duodecim Scripta, l'antenato romano a tre righe dell'Alea/Tabula. Se si accetta la sua datazione a circa la metà del terzo millennio prima di Cristo, potrebbe essere molto probabile che i primi antenati del Backgammon possano risalire a 5000 anni fa.
In base alla loro tradizione e secondo tutte le evidenze disponibili, gli arabi adottarono sia il Nard che gli scacchi dai persiani in seguito alla loro conquista nel 7 secolo della zona attualmente chiamata Iran. Che il Nard arrivò per primo è suggerito dal fatto che la tradizione legale islamica allude alla sua esistenza durante la vita del profeta, ma non fa menzione degli scacchi prima della sua morte. Una citazione del Nard (non ci sono citazioni degli scacchi) nel Gamara o nel Talmud babilonese, sembra sia stata inserita nella Siria del VI secolo ed un riferimento precedente ad entrambi compare in una lettera del califfo Mahdi, in cui egli riprende il popolo della Mecca per le sue abitudini troppo libertine, come ad esempio il gioco. Nonostante queste ingiunzioni, entrambi i giochi ebbero una parte preminente nella cultura araba dei secoli seguenti. Verso la metà del IX secolo,ElAdli fu il primo autore arabo di un lavoro pratico sugli scacchi e si dice che abbia scritto anche un libro sul Nard (andato perduto) e che nel XII secolo un tale Muhammad Sukaiker di Damasco, scrisse un libro studiato per dimostrare la superiorità degli scacchi rispetto al Nard.
Il gioco si diffuse anche a nord in Georgia, nei Kalmuk dell'Asia centrale, nelle steppe a nord dell'Astrakan e nell'altopiano del Deccan, in Cina e da qui in Corea e Giappone ed anche verso ovest entrando in Europa grazie alla conquista della Spagna da parte dei Mori.
La rivendicazione dell'India come patria del Nard/Backgammon generalmente non è accettata, ma alcune varietà del gioco sono state descritte come Pasakakrida nel Manasollasa, una enciclopedia in sanscrito dell'inizio del XII secolo scritta da un principe della dinastia Calukya. Un punto di particolare interesse è la descrizione dettagliata di sei diversi tipi di apertura, uno dei quali è quello che noi attualmente consideriamo come apertura standard o tradizionale. Per quanto sia stato possibile fin qui accertare, questa risulta come la sua più antica attestazione. Tuttavia, i giochi di corsa di questa famiglia non sono mai stati così popolari in India come il Chaupar che è il gioco tipico indiano.
L'equivalente cinese del Backgammon, detto Shuang-lu (Sei doppi) è citato per nome fin dal VI secolo, quando in una Storia della dinastia meridionale si parla di un gioco che nel 548 l'Imperatore Yuan soleva giocare con i suoi ministri. Questo gioco rimase un classico in Cina fino all'inizio del XIX secolo. Un carattere in legno del XIV secolo mostra due giocatori seduti al tradizionale tavolo con i bordi sollevati, la cui superficie costituiva la tavola di gioco. I pezzi disposti nella formazione classica di partenza del Backgammon non sono costituiti da dischetti ma da pedine più alte e vagamente a forma di bottiglia. Un'altra caratteristica distintiva del gioco cinese è che i 24 punti sono effettivamente dei punti (o nei casi più elaborati, delle rosette) e non dei triangoli allungati come nel Backgammon occidentale o dei semplici rettangoli come negli antichi precursori, ed inoltre la barra lo spazio che separa le due file da sei disposte su ogni lato è più larga che nella versione occidentale ed è decorata con mezzelune allungate e capovolte. La più antica tavola cinese di questo tipo, scoperta ad Astana nello Xinjiang occidentale, ricorda da vicino un'altra tavola scoperta in una tomba del IV o V secolo a Ballana in Sudan. Si ritiene che quest'ultima possa essere d'importazione romana e che possa rappresentare un tipo di tavola motlo diffuso in tutto l'impero romano. (Sono state trovate anche tavole da Duodecim Scripta decorate con rosette).
Sono state portate alla luce anche tavole più semplici del tipo con lo spazio rettangolare, la più antica delle quali risale ad una tomba buddista del VI-VII secolo scoperta nello Xian. Altri antichi giochi cinesi di questa famiglia sono lo Wu-shuo (Tenere le lance) e il Chang-xing (Lunga marcia). Questi giochi sono stati abbandonati attorno al XII secolo, ma diverse varietà locali dello Shuang-lu erano ancora giocate a quel tempo. Alcune di queste sono state descritte in un trattato del XII secolo da Hong Zun (1120-1174) che ci fornisce questo punto di vista semplice e familiare:
Nella regione dello Yan (nella provincia di Hebei), i negozi del tè, mettono spesso a disposizione dei loro clienti alcune tavole da gioco ed ogni negozio può averne fino a sei ed oltre. I giocatori affittano queste tavole pagando in contanti. Praticamente quello che le locande ed i negozi dello Zongzhou (nella provincia di Henan) fanno con gli scacchi. Ogni famiglia cinese o del Khitan possiede una tavola del backgammon. Anche quando viaggiano a cavallo, hanno degli attendenti per trasportare la tavola da gioco. I dadi sono conservati in una piccola sacca di pelle. (Tratto da un articolo di Andrew Lo nel libro Giochi asiatici; l'arte della competizione, New York 2004).
Hong sostiene anche che lo Shuanglu ebbe origine nell'India occidentale ed arrivò in Cina durante la dinastia Wei della famiglia Cao, riflettendo in questo modo una persistente (ma incontestata) tradizione relativa alla sua origine. Si nota infatti che le pedine alte e coniche di questo gioco non sono tipiche degli altri giochi cinesi come il Wei-qi (=Go), ma sono tipiche di giochi provenienti dall'India o dalla Persia.
Lo Shuang-lu partendo dalla Cina si diffuse ampiamente, con diversi nomi, in tutto l'oriente, a partire dal Ssang-ryouk in Corea e dal Sugoroku in Giappone, talvolta detto Bam-sugoroku per distinguerlo da un gioco successivo di differenti origini. Il Sugoroku è il gioco da tavolo più antico conosciuto in Giappone che conobbe una grande popolarità nel medioevo fino ad essere poi sostituito dal Backgammon all'inizio del XVII secolo. In una cronaca dell'VIII secolo si riporta che l'Imperatore Jito bandì il sugoroku perchè, agli occhi del più alto ufficio amministrativo del paese, il gioco incoraggiava l'azzardo e chi ne veniva coinvolto avrebbe potuto dimenticare il proprio lavoro ed i propri doveri famigliari. Era molto giocato dall'aristocrazia ed a partire dal XII secolo sembra venisse amministrato da funzionari dello stato. Oltre ad essere un'attività ludica, il Sugoroku veniva utilizzato anche per insoliti scopi ritualistici connessi al parto. In un diario del XIV secolo si riporta una di queste occasioni in cui si giocava a Sugoroku in una stanza adiacente a quella in cui stavano partorendo in successione due consorti reali, come preghiera per la buona riuscita dell'evento ed inoltre si dice che il rituale di lanciare i dadi per alcuni giorni dopo la nascita veniva ancora praticato in una famiglia aristocratica fino ai nostri giorni. Verso la fine del XIX secolo, tuttavia, il governo giapponese intraprese un'attiva politica di occidentalizzazione che portò (tra diverse altre cose) all'eliminazione del Sugoroku come reminescenza di un passato feudale ormai superato. Il Backgammon occidentale ha acquisito un'importanza rilevante alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Senza dubbio il gioco del Nard arrivò in Europa nel VIII secolo grazie alla conquista della Spagna da parte dei Mori o attraverso le vie commerciali italiane, oppure in entrambi i modi. Il contatto con il mondo islamico fu fondamentale per la fine della cosiddetta Era oscura in Europa. La crescita post-millennio dell'attività culturale in se stessa e le cronache che di essa ci sono giunte, racchiudono ciò che ora ci appare come un rinascimento nella proliferazione delle tavole da gioco, seguita nel XIV secolo dall'arrivo delle carte e dei giochi con le carte, anch'essi importati dall'oriente arabo. Durante questo periodo i giochi della famiglia del backgammon proliferarono in tutto il continente europeo, in larga misura con il nome generico di Tabulae nel linguaggio scritto (Latino) e nei suoi equivalenti nelle nascenti lingue nazionali, come ad esempio Tables in francese e inglese, Tavole in italiano, (Wurf-)Zabel in tedesco, Tavli in greco e così via.
Alla domanda se Tables rappresenta la continuazione della tradizione europea che risale ai giochi romani Tabula, Alea e Duodecim Scripta o se invece debba essere considerato una propaggine della versione araba del Nard, la risposta sarebbe certamente una combinazione delle due origini. Non c'è ragione di credere che il gioco romano sparì completamente durante l'Epoca oscura ed è molto probabile che con l'introduzione del nuovo gioco del Nard senza dubbio in diverse varietà questo si assimilò ad una tradizione esistente, influenzandola a diversi livelli con vari punti di contatto. importante ricordare che Tables denota, come era al tempo, non un gioco fisso e immodificabile ma bensì un'ampia varietà di giochi simili che si giocano su una tavola con 24 punti e (solitamente) 15 pedine bianche e 15 pedine nere oltre a due o tre dadi come in effetti è attualmente, un fatto ai nostri giorni oscurato in occidente dall'egemonia culturale anglo-americana del Backgammon. Alcuni di questi giochi prevedevano l'impiego di tre dadi e l'utilizzo di tutti i pezzi sia fuori dalla tavola che impilati sugli assi, come nella tradizione romana; altri invece utilizzavano due dadi e partivano da una posizione di apertura fissa (come nel Backgammon moderno) comune a molte varietà occidentali del Nard e quindi presumibilmente del gioco persiano; ed inoltre altri giochi con variazioniderivanti da diverse combinazioni delle due tradizioni.
Fra l'altro, occorre notare che la parola tabula, che originariamente indicava sia la tavola su cui si giocava, che il gioco stesso, successivamente divenne tabularium (da cui deriva, per esempio, la parola in francese moderno tablier) ad indicare la tavola su cui si giocava il tabulae o tablemen. Così la forma plurale Tables, significa in realtà pedine, più o meno come la parola francese utilizzata per gli scacchi, Echecs, è plurale perchè significa il gioco che si gioca con i pezzi degli scacchi e come i giocatori americani che chiamano le pedine checkers che originariamente significava i pezzi con cui si gioca su una tavola quadrettata trasformando pertanto oggetti di forma essenzialmente quadrata in oggetti arrotondati! (Il nome Merels (o Morris), che indica l'altro grande gioco da tavolo di questo periodo, deriva anch'esso da una parola che significa pezzi per il gioco).
Tramite un processo di sviluppo successivo o probabilmente parallelo la parola table ha iniziato ad essere indicativa di un quarto del tabularium. In alcuni contesti, Tables indicava anche i due quarti della tavola sul lato di ogni giocatore (per la lunghezza), o i due quarti sul lato destro o sinistro della tavola, separati dalla barra (trasversale). Quest'ultima fu particolarmente appropriata con lo sviluppo del tipico pezzo di arredamento a compendio dei giochi europei, costituito da due ali incernierate con i bordi sollevati su un lato. Quando questa tavola era chiusa a formare una scatola contenente gli scacchi, le pedine ed i pezzi per giocare a dama, Merels e Fox & Geese, la superficie esterna riportava una tavola a scacchi su un lato ed una tavola per giocare a Merels/Fox&Geese sull'altro, essendo questi giocati senza (=fuori) la tavola, a differenza di quelli giocati dentro la tavola cioè, il Backgammon e i suoi simili quando la scatola era aperta. L'immagine prodotta dalla congiunzione delle due metà incernierate diede origine alla definizione della tavola da gioco come una coppia di tavole in uso nel medioevo inglese.
La nostra conoscenza delle Tavole europee deriva da una serie di fonti diverse, con l'Inghilterra come una delle più antiche a questo proposito. Nel Exeter Book, una raccolta di poesia anglosassone del X secolo, si trova un riferimento a due giocatori seduti ai tables (tavoli) (intendendo ovviamente il gioco, non il mobile), mentre un manoscritto conservato al British Museum (Kings 13 A.xviii) descrive otto giochi della famiglia che erano giocati attorno al 1300 DC. Il primo di questi, detto Ludus Anglicorum (il gioco degli inglesi) che viene descritto come la varietà più popolare e pertanto è anche quello maggiormente trattato, non è il Backgammon come lo conosciamo ma è la versione nota come Emperador in Spagna e Testa in Italia. Viene giocato con tre dadi, oppure due dadi ed un terzo tiro nominale di 6; ogni giocatore inizia con 15 pedine sull'asso opposto ed è possibile raggiungere diversi gradi posizionali di vittoria detti limpolding e lurching. L'impostazione di base del gioco a tre dadi ( talvolta indicato come Long Game, Long Backgammon, Longammon e simili) ricorda più da vicino la tradizione romana che quella araba.
Più spettacolare di questo manoscritto abbastanza oscuro, è il sontuoso libro sui giochi commissionato da Re Alfonso il Saggio di Spagna, che viene fatto risalire al 1283. Il manoscritto di Alfonso, splendidamente illustrato da ora indicato come Alfonso per brevità contiene descrizioni dettagliate delle diverse variazioni dei giochi compresi scacchi, dadi, Tables e Merels, alcuni dei quali molto noti, altri evidentemente inventati o progettati specificamente per la corte reale spagnola. Nel libro sono descritti qualcosa come quindici giochi del Tables, compresi Emperador (the Long Game) ed un gioco abbastanza simile al Backganmmon moderno con il nome Todas Tablas, cioè Tutte le tavole. (Per motivi non adeguatamente chiariti, ma probabilmente perchè la disposizione iniziale dei pezzi prevede il posizionamento delle pedine del giocatore in ognuno dei quattro quarti della tavola, per contrasto con i giochi della tradizione romana in cui questi vengono inseriti a mano o impilati sugli assi).
Altri documenti significativi provenienti da Francia, Italia e molti altri paesi europei testimoniano della diffusa popolarità di diversi giochi delle Tavole fino al XV secolo, quando si trovarono a rivaleggiare da un lato con l'introduzione e proliferazione dei giochi con le carte e dall'altro con il sostanziale perfezionamento di scacchi e dama, che divennero di maggior attrattiva per coloro che preferivano cimentarsi in giochi intellettuali. Le circostanze, probabilmente accompagnate dalla diminuzione della popolazione seguita al periodo della Morte nera e dal suo rinnovamento con una generazione sostanzialmente più giovane, dettero luogo ad una diminuzione del numero di tipi di Tavole rispetto ad uno o due giochi principali associati ai loro specifici paesi natii. Così, per esempio, i francesi svilupparono il loro gioco nazionale del Tric.trac, in cui si vinceva ottenendo punti grazie al raggiungimento di alcune configurazioni, mentre i tedeschi si dedicarono al Puffspiel, un gioco di movimento parallelo invece che contrario.
In Inghilterra, il gioco di questo tipo più popolare del XVI secolo fu un gioco chiamato curiosamente Irish, un nome che fu riportato per la prima volta nel 1588 e che non è stato ancora completamente spiegato. Per la metà del secolo il gioco si era già evoluto in Backgammon, essendo la prima menzione di tale nome risalente, come abbiamo già visto, nel 1611.
Due differenze fondamentali distinguevano il Backgammon dall'Irish: la possibilità di giocare il doppio e l'introduzione di diversi gradi di vincita in base alla posizione arretrata dell'avversario in quel momento. Più precisamente, si vinceva una singola partita rimuovendo tutte le proprie pedine se l'avversario aveva cominciato a rimuoverle, una doppia se si terminava con il lancio di un doppione, una tripla o backgammon, se si terminava prima che l'avversario avesse rimosso una sola pedina e una quadrupla se ciò avveniva con il lancio di un doppione. Per inciso, mentre appare plausibile che il gioco abbia preso il suo nome dal nuovo tipo di vincita recentemente inventata, che si realizza quando l'avversario perdente si trova indietro nel gioco o, come si dice backgammoned, non possono esserci dubbi sul fatto che il significato della parola sia letteralmente back game (gioco indietro). La proposta che spesso si incontra, di una possibile derivazione dalla lingua gallese con bach (=piccolo) è da ritenersi ridicola, così come quella che farebbe derivare il nome dalla traduzione gallese di pinguino, cioè pen gwyn (= testa bianca). Gammon potrebbe ricordare la parola inglese bacon, ma è molto più sicuramente interpretata come una traduzione superficiale di una parola del XVII secolo, in questo caso gamen, la forma antica della parola game (gioco). In uno sviluppo successivo, la vincita incrementata in caso di un doppione finale fu abolita; il backgammon originale (triplo) fu ridotto ad un doppio e rinominato semplicemente come gammon; mentre la tripla vittoria del backgammon fu ridefinita nella sua forma attuale.
L'idea di diversi gradi di vittoria non era nuova in se stessa. Le prime versioni di Tables prevedevano una vittoria doppia o lurch che si verificava quando l'avversario non aveva rimosso nemmeno una pedina. Dato che questo è stato interpretato da alcuni come un errore derivante da una confusione con il Cribbage, probabilmente occorre ricordare che ciò era già stato indicato precedentemente nei riferimenti (sopra riportati) al Long Game ed al Ludus Anglicorum. (In definitiva deriva, tramite il francese, da una parola tedesca che significa mancino, o forse in modo più appropriato sbilanciato). Il Backgammon rivaleggiò in un certo senso con il suo immediato predecessore, come suggerito da questo riferimento trovato in una lettera del 1645 Anche se hai imparato a giocare a Baggammon, non devi scordare l'Irish, che è un gioco più solido e serio.
Diversi giochi dentro le tavole che erano ancora giocati nel XVII secolo, sono stati descritti in tre fonti dell'epoca, vale a dire Complete Gamester di Charles Cotton del 1674, Book of Plaies (= Giochi) di Francis Willughby, scritto circa nello stesso periodo, costituito da una serie di appunti, inseriti in un grande notes e compilati nel corso degli anni ed infine Academy of Armory di Randle Holmes del 1688. Inoltre, Thomas Hyde scrisse (in Latino) una storia dei giochi da tavolo con particolare attenzione al Nerdiludus il gioco del Nard probabilmente dedicato a persone di scarse capacità intellettuali ma maggiormente concentrato sulla lingua e letteratura del soggetto piuttosto che sulle regole del gioco.
Cotton descrive, in un ordine che implica gradi di stato relativi, i giochi Irish, Backgammon, Tick-tack, Doublets, Sice-Ace e Catch-Dolt, gli ultimi tre dei quali vengono indicati dall'autore come stupidi passatempo...assurdi da trattare. Holme segue esattamente lo stesso percorso ed il suo resoconto può essere ignorato dato che aggiunge ben poco a quanto già noto. Willughby più espansivo, più istruttivo e più piacevole, visto che scriveva puramente per il suo piacere inizia con la descrizione dell'attrezzatura per il gioco e prosegue con il trattamento dei giochi Doublets, Tick-tack, Irish e Backgammon.
A proposito dell'Irish Cotton dice che si tratta di un gioco ingegnoso che richiede notevole abilità per giocarlo bene, in particolare durante la rivincita. Non è possibile imparare a giocare se non tramite l'osservazione e la pratica. Willughby entra in dettagli molto più tecnici, ma in modo più simpatico, si chiede se il gioco ha questo nome perchè è stato inventato dagli irlandesi e commenta un proverbio. Un irlandese non è morto fino a che non gli si taglia la testa, probabilmente per indicare che il gioco non può essere considerato vinto fino a quando non è stata portata nella casa l'ultima pedina.
Il Tick-tack è l'equivalente del Tric-Trac francese ed ha la sua particolare terminologia . Come dice Cotton, Alcuni giocano a questo gioco con Toots, Boveries e Flyers; Toots è quando riempi la tua tavola nella casa e poi ci sono i piccoli lanci richiesti... Boveries è quando si ha una pedina nell'undicesimo punto delle proprie Tavole ed un altro nello stesso punto degli avversari che rispondono direttamente. Flyers invece è quando si porta una pedina attorno alle Tavole prima che l'avversario riesca a superare la sua prima Tavola...). Willughby utilizza una terminologia simile, con Rovers al posto di Flyers e fornisce un elenco di nomi e frasi ridicole in rima, utilizzate per indicare dei particolari lanci dei dadi, più o meno come avviene ai giorni nostri per le chiamate del Bingo in Gran Bretagna. Per esempio Trey-Ace (Tre-Assi) viene scherzosamente convertito in Trash and trumperie (Paccottiglia e chincaglieria), Cinque-ace in "Sing Alse and Ile Whistle" e così via.
Per inciso, i termini numerici, ace (asso), deuce (due), trey (tre), quater (quattro) cinque (cinque), sice (sei), utilizzati per i lanci dei dadi e più raramente per i giochi di carte, sono residui, dell'anglo-normanno e del francese di Guglielmo il conquistatore e dei suoi degni discendenti nel corso dei 200 anni successivi all'occupazione illegale dell'Inghilterra nel 1066).
Doublet è più simile a Shut the box di qualsiasi altro gioco, per il fatto che tutto ciò che fanno i giocatori è inserire le loro pedine in base al risultato ottenuto con i dadi e poi, senza muoverle, quando sono tutte in posizione, usare la serie successiva di lanci per riportarle di nuovo tutte fuori. Willughby dice Questo è il gioco più infantile con le Tavole in cui non c'è altro che fortuna e poca abilità.
Sice-Ace (Cotton) viene detto da Murray nella sua History of Board Games Other than Chess p.123, per il fatto di essere un gioco ai dadi senza Tavole, anche se la descrizione di Cotton poteva far pensare che lo fosse.
Una caratteristica del Catch-Dolt (Cotton) è che viene giocato da quattro giocatori e quando una coppia di partner ha rimosso tutte le pedine, continua a giocare usando i lanci seguenti per rimuovere quelle degli avversari e schiaffeggiando le mani degli avversari per ognuna che ne portano a casa.
Nessuno di questi riesce ad insidiare la posizione del Backgammon. Willughby lo tratta per ultimo e conclude questo capitolo commentando Di tutti i giochi delle Tavole, Irish è considerato il migliore. Ma non poteva prevedere il futuro. Nel 1694 Thomas Hyde descrive il Backgammon come la forma di Tavole più giocata (usitatissimus) ed ha sicuramente ragione. A questo punto il termine Tavole aveva cessato di essere attuale e Backgammon lo aveva sostituito completamente.
Per l'inizio del XVIII secolo, quindi, il Backgammon divenne il gioco inglese più diffuso e praticato tra i giochi dentro le tavole. Ma più diffuso e praticato da chi? All'inizio, continuò ad essere giocato dalle famiglie agiate e dalla gente perbene, come evidenziato dal fatto che Edmond Hoyle, in seguito al successo del suo straordinariamente autorevole Trattato sul Whist del 1742, rivolse la sua attenzione al Backgammon. Si è detto che egli fu il primo a codificare le sue regole di gioco ufficiali, ma in effetti, come in tutti i suoi lavori, dava per scontato che tutti conoscessero le regole e concentrò la sua attenzione su come giocarlo bene, o almeno con successo. Tuttavia, successivamente sembrò entrare in una specie di declino sociale, specialmente in città. Questo accadde quando i caffè vennero sostituiti dai club dei gentiluomini come luoghi di gioco, dove i principali giochi d'azzardo erano costituiti da diversi tipi di giochi con le carte e dal EO, l'antenato della roulette. I giocatori dei giochi più intellettuali concentravano la loro attenzione più sugli scacchi e, in quel tempo, sulla dama.
La letteratura del tempo tende ad associare il Backgammon con una sorta di tranquilla signorilità collegata in particolare con il clero di campagna. Dean Swift, scrivendo ad un suo amico in campagna, chiede sarcasticamente Che livello di confidenza hai con il vicario della parrocchia; giochi a Backgammon con lui? il passatempo preferito del Vicario di Wakefield (1766) di Oliver Goldsmith, che ci fornisce un punto di vista privilegiato sui divertimenti della sua famiglia
Passeggiare all'aria aperta, bere del te, ballare e fare penitenze sono tutte azioni che accorciavano il resto della giornata, senza l'assistenza delle carte, dato che io odiavo tutti i giochi d'azzardo, tranne il backgammon, a cui io ed un mio vecchio amico ci giocavamo talvolta un paio di penny. Non posso nemmeno passare sopra una circostanza infausta che si è verificata l'ultima volta che abbiamo giocato assieme; Volevo solo lanciare un quattro ed invece lanciai due assi per cinque volte consecutive.
E nel 1735 Soame Jenyns riassume concisamente tutto questo nel suo delizioso distico.
Libri scelti, cavalli salvi, liquore salutare / Biliardi, backgammon e il vicario.
Nei primi anni del XIX secolo Joseph Strutt scrive in Sport e passatempi del popolo inglese Le tavole, infatti, si trovano facilmente nelle residenze di campagna, ma ad un esame più attento si troverà sicuramente che mancano delle pedine, che i dadi sono andati perduti o che ci sono altri cause che le rendono inutilizzabili. Il Backgammon è certamente un diversivo non adatto per la compagnia, a differenza invece delle carte che coinvolgono molto di più e pertanto non c'è da meravigliarsi che abbiano avuto maggior successo.
Da fonti letterarie, lo stato ridotto del Backgammon può essere percepito dal fatto che Jane Austen, contemporanea di Strutts e figlia essa stessa di un curato di campagna, delizia il lettore spaziando sui giochi delle carte in tutte le sue novelle, ma accenna appena al Backgammon.
Il rinascimento del Backgammon nel XX secolo parte dall'introduzione nel 1920 del doubling die (dado del raddoppio) in un club americano. Questo dispositivo di aumento della posta ha sei lati numerati 2-4-8-16-32-64. Il gioco parte con la posta singola. Entrambi i giocatori, quando è il loro turno di lanciare i dadi, possono offrire di raddoppiare la posta passando il dado con il 2 in alto al lato opposto della tavola. Se l'avversario rinuncia, il duplicatore vince una partita singola; altrimenti il gioco continua con la posta raddoppiata. Successivamente , il giocatore raddoppiato, al momento del suo turno di lanciare i dadi, può offrire di quadruplicare passando attraverso il tavolo il dado con il 4 in alto...e così via, seguendo lo stesso principio. ancora possibile vincere un gammon, raddoppiando così il valore mostrato dal dado del raddoppio, ma il triplo valore del backgammon che ha dato il suo nome al gioco quando fu introdotto per la prima volta nel XVII secolo, viene ora generalmente trascurato, tranne che nel caso di accordo preventivo.
Tutti parlano di questo dispositivo come se si trattasse di una brillante invenzione moderna che non sarebbe mai potuta esistere nell'antichità; ma in realtà dal punto di vista degli storici non si tratta di niente di nuovo. Nel tardo XVII secolo Francis Willughby descrisse il processo di raddoppiare più volte la posta del Ticktac, producendo una variante che egli definisce Vie Ticktack. Ed al XII secolo risale il consiglio del Manasollasa, nella sezione riservata al Pasakakrida, relativo alle posizioni all'interno del gioco in cui è opportuno raddoppiare.
L'invenzione del XX secolo non fu, pertanto, quella del raddoppio in se stesso ma piuttosto quella di raddoppiare per mezzo di un pezzo aggiuntivo dell'attrezzatura di gioco, il dado del raddoppio, che ha l'ulteriore merito, o almeno disciplina, di imporre un limite superiore al numero di raddoppio a cui è possibile accedere. Ad ogni modo, il Backgammon anglo-americano divenne una specie di mania su entrambe le sponde dell?atlantico verso la fine del 1960 ed esplose letteralmente nel 1960. Nel 1967 fu inaugurato un campionato mondiale annuale che dal 1976 si è tenuto ogni anno a Monte Carlo. Nel 1972 il campionato fu vinto da Oswald Jacoby, che, in collaborazione con John Crawford, aveva prodotto due anni prima il primo scrupoloso trattato sul gioco scritto in inglese dopo l'originale di Hoyle del 1743.
(Il trattato era sicuramente essere serio e scrupoloso dal punto di vista storico e dell'analisi, ma in nessun modo cupo e triste per quanto riguarda la leggibilità, dato che era rallegrato da aneddoti come il seguente: In tutti i giochi d'azzardo è presente una sindrome del perdente che costringe la gente a perseverare quando sta perdendo e la spinge a finire sempre più profondamente nel buco nero. La possibilità di raddoppiare nel backgammon rende questa sindrome molto più pericolosa. Psicologicamente è molto più semplice dire Partiamo con il dado a 2 o a 4 che dire Raddoppiamo la posta. Inoltre, questa sindrome spinge il perdente a raddoppiare troppo in fretta e ad accettare i raddoppi che dovrebbe rifiutare. Può accadere di tutto quando un giocatore si trova nella sindrome del perdente. L'incidente seguente si è verificato in uno dei principali club di New York. Un giovane membro con scarsi mezzi economici iniziò a giocare un punto per cinque dollari contro un membro più anziano arrogante e opulento. La fortuna favorì il più giovane, ma il suo avversario raddoppio più volte disperatamente, così dopo un ora il giovane si trovò in vantaggio di cinquecento dollari. Il perdente insistette nell'iniziare tutte le partite a 2 e praticamente forzò il giovane ad accettare. Il passo successivo fu quello di portare il dado a 4, poi a 8 ed infine a 64. Nessuna di queste mosse portò vantaggio al perdente. Perse solo ancora di più e la posta finale arrivò a circa centomila dollari. L'uomo ricco, che aveva fatto lo spaccone ed aumentato vertiginosamente la posta, anche contro le ferme proteste del giovane, ora disse Non vedo perchè ti dovrei pagare. Se tu avessi perso, non mi avresti potuto pagare. Quindi offrì al giovane la cifra di cinquemila dollari. L'avversario, che aveva sopportato con tranquillità gli insulti dell'uomo e che si era comportato in modo più corretto dall'inizio alla fine, rispose Lo so che non sarei stato in grado di pagare centomila dollari, ma avrei potuto pagare tutto ciò che avrei potuto perdere. Hai continuato a raddoppiare per tornarein pareggio ed ora devi pagare l'intera cifra che hai perso. Abbiamo il piacere di raccontare che quandol'uomo ricco si calmò, pagò l'intero importo. Non approviamo il gioco con delle poste così elevate, ma crediamo che i debiti di gioco debbano sempre essere pagati).
Il 1970 vide anche l'inizio dell'analisi computerizzata delle partite e lo sviluppo dei software di gioco. Infatti, il Backgammon è stato una delle storie di maggior successo in questo settore del mondo elettronico. Sotto vari aspetti si presta più prontamente all'analisi rispetto agli scacchi, per esempio, per il fatto di essere lineare invece che bidimensionale, che una partita completa non può mai finire in parità e che l'analisi è essenzialmente aritmetica. Il primo serio tentativo di creare un programma per il gioco del backgammon fu quello di un gruppo guidato da Hans Berliner culminato nel valutatore posizionale BKG. Nel 1980 il computer fu in grado di battere il campione Luigi Villa, anche se si pensa che il suo successo fu dovuto principalmente alla brevità della partita ed all'apparente riluttanza di Villa di entrare nel gioco seriamente come in realtà avrebbe dovuto fare. Nel 1990 Gerald Tesauro creò il TD-gammon, che per poco non perse una partita contro l'ex campione del mondo Bill Robertie per 40-39. Tesauros valutò che il TD-gammon era significativamente più forte del BKG di circa 0,350 punti per gioco e che si approssimava con facilità al livello attuale del campione del mondo umano. La sua forza era dovuta alla sua capacità di gioco. Con un input della posizione sulla tavola combinato con la conoscenza delle regole di base del backgammon ed una rete inizializzata in modo casuale, TD.gammon si è autoistruito grazie a 1,5 milioni di partite giocate in automatico, che lo hanno portato ad un livello di gioco di classe mondiale.
I frutti di tutta questa tecnologia possono essere riscontrati (a) in una proliferazione di programmi software prontamente disponibili che consentono ai giocatori da casa di sviluppare particolari abilità in anticipo rispetto ai giocatori dei primi campionati del mondo e (b) nell'enorme popolarità del Backgammon nei casino, nei campionati e nel gioco privato online, in cui si trova al livello di Poker e Blackjack.
La rinascita elettronica del Backgammon internazionale (cioè anglo-americano) ha senza ombra di dubbio ridotto la popolarità degli altri giochi della stessa famiglia. Acey-Deucey mantiene un suo seguito in America, i francesi giocano ancora a Trictrac ed i tedeschi a Puffspiel. E tutti quelli che hanno visitato l'Europa del sud-est ed il medio oriente avranno visto con i loro occhi la continua popolarità di una moltitudine di varianti nazionali come il Tavli in Grecia, il Moultezim in Turchia e, più a nord, il Narde in Russia. Da un sito dedicato alle varianti del Backgammon è possibile collegarsi a dettagli relativi a Ace-Deo, Ace-Mid Switch, Acey-Deucey, American Acey-Deucey, Backgammon to Lose, Backgammon 1931 Rules, Backgammon 1969 Rules, Backgammon 1970 Rules, Blast Off, Blocking Backgammon, Chasing the Girls, Chouette, Crazy Narde, Domino Backgammon, Doublets, Duplicate Backgammon, Dutch Backgammon, Eureika, European Acey-Deucey, Fayles, Fevga, French Backgammon, Gioul, Grande Trictrac, Grasshopper, Greek Acey-Deucey, Greek Backgammon, Gul Bara, Handicap Matches, Hyper-backgammon, Irish, Jacquet, LongGammon, Mexican Backgammon, Misere Backgammon, Moultezim, Nackgammon, Narde, Never-Finishing Game, Old English Backgammon, Pin Game, Plakoto, Plakoto Express, Poof, Portes, Propositions, Roman Backgammon, Roll-Over, Rosespring Backgammon, Russian Backgammon, Shesh Besh, Snake, Swedish Tables, Tables, Tabula, Takhteh, Tapa, Tavla, Tavli, Tawula, Tourne-case, Trictrac, Turkish Backgammon, Two Rolls versus Choice.
L'elenco non può essere completo perchè gli entusiasti del Backgammon esercitano la loro immaginazione realizzando variazioni ancora più ingegnose. Alcune di queste vengono di tanto in tanto presentate nel newsgroup.
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